In diverse zone d’Italia ci troviamo davanti a una situazione che, fino a qualche tempo fa, molte persone non avrebbero mai preso in considerazione.

La presenza del lupo sul territorio è aumentata e, in alcuni contesti, gli avvistamenti interessano anche i centri abitati.

Questo non significa che ogni gatto che esce sia automaticamente in pericolo a causa del lupo, né che la situazione sia uguale in tutta Italia; tuttavia, dove la presenza del lupo è concreta, continuare a lasciare uscire liberamente un gatto richiede inevitabilmente qualche riflessione in più.

Il problema è che, per un gatto abituato a uscire, non basta semplicemente chiudere la porta e pensare di aver risolto il problema.

Anche un gatto che trascorre fuori solo poche ore ha costruito una routine ben precisa.

Uscire significa esplorare, controllare il proprio territorio, annusare, osservare, cacciare, arrampicarsi, scegliere dove stare e raccogliere continuamente informazioni sull’ambiente.

Se tutto questo viene interrotto da un giorno all’altro, il cambiamento può essere veramente difficile da gestire; ed è proprio qui che nasce il dilemma: “Come posso proteggerlo senza privarlo di tutto ciò che rende interessante la sua giornata?”

Credetemi, io ne so qualcosa.

Vivo a Monte Colombo, sulle colline riminesi, e anche nella mia zona la presenza dei lupi è diventata una questione molto concreta.

I lupi, naturalmente, non sono l’unico rischio per un gatto che esce: strade, altri animali, sostanze tossiche e molti altri pericoli esistono indipendentemente dalla loro presenza, ma quando le condizioni dell’ambiente esterno cambiano, dobbiamo chiederci se sia necessario modificare anche le abitudini del nostro gatto.

Un gatto abituato a uscire può imparare a vivere in casa?

Purtroppo non tutti; per alcuni la questione è molto complessa, ed è assolutamente soggettiva.

Alcuni gatti si adattano facilmente, altri possono manifestare frustrazione e insofferenza di fronte a una limitazione improvvisa dell’accesso all’esterno.

Sono tanti i fattori che determinano queste differenze, come: età, razza, storia personale, se è nato in casa o in giardino, se è orfano o è cresciuto con mamma e fratellini.

Ogni gatto è un soggetto unico e non esiste una regola uguale per tutti.

Se un gatto che è sempre uscito può adattarsi bene alla vita indoor, un altro potrebbe non adattarsi mai e rischiare di andare incontro a problemi comportamentali come apatia, depressione o aggressività.

Inoltre, voglio sottolineare un principio fondamentale: tenere un gatto in casa non significa automaticamente garantirgli benessere.

La casa deve permettergli di esprimere i comportamenti tipici della sua specie e replicare, per quanto possibile, ciò che farebbe in natura.

Dunque, concretamente, cosa possiamo fare?

Pensiamo alla casa anche in verticale.

Noi esseri umani concepiamo lo spazio in due dimensioni, mentre per il gatto, sono tre. Per questo la verticalizzazione è fondamentale in una “casa a misura di gatto”.

Ne parlo ampiamente nel mio libro “COME CAPIRE IL GATTO” acquistabile su Amazon.

Mensole, tiragraffi, percorsi da parete, mobili accessibili e punti rialzati permettono al gatto di osservare l’ambiente dall’alto, spostarsi utilizzando percorsi differenti e scegliere dove riposare.

Creiamo punti di osservazione.

Una finestra può diventare una fonte enorme di stimoli.

Poter osservare ciò che accade all’esterno, come persone, uccelli, insetti e foglie che si muovono, permette al gatto di raccogliere informazioni e rende l’ambiente domestico meno monotono.

Possiamo quindi predisporre punti comodi e sicuri vicino alle finestre, naturalmente prestando attenzione alla loro messa in sicurezza.

Il gioco: un aspetto fondamentale nella vita del gatto

Se c’è un aspetto che non dovrebbe essere trascurato quando un gatto passa più tempo in casa, è proprio il gioco.

All’esterno il gatto incontra continuamente stimoli diversi: qualcosa si muove nell’erba, compare un insetto, sente un rumore, segue un odore, osserva una potenziale preda.

L’ambiente cambia continuamente e gli offre occasioni spontanee per attivarsi.

In casa questa varietà è inevitabilmente limitata, per questo il gioco diventa essenziale nella sua quotidianità.

Non servono sessioni lunghissime; anche 10/15 minuti di gioco, possibilmente almeno due volte al giorno, possono diventare momenti preziosi.

L’ideale potrebbe essere creare un piccolo rituale al mattino e alla sera, considerando che sono i momenti in cui il gatto si attiva di più, data la sua natura crepuscolare.

Ricordiamoci sempre che la ritualità e la costanza per il gatto sono concetti essenziali al suo benessere.

Attenzione: giocare non significa proporre sempre la stessa attività.

I giochi dovrebbero essere variati e fatti ruotare ogni 3/5 giorni, perché ciò che rimane costantemente a disposizione o viene riproposto sempre nello stesso modo, perde progressivamente interesse, causando ciò che in etologia viene definita “assuefazione”.

Se ci pensate, succede anche a noi; fare le stesse cose tutti i giorni ci fa inevitabilmente stufare.

L’ideale sarebbe alternare giochi che richiamano la sequenza predatoria, attività di ricerca, giochi cognitivi, oggetti che il gatto può utilizzare autonomamente e altre forme di stimolazione, ma non sempre è possibile perché non tutti i gatti amano giocare nello stesso modo.

Se un gatto mostra un forte interesse per il gioco predatorio e nessun entusiasmo per un’attività cognitiva, continuare a proporgli quest’ultima solo perché “fa bene” ha poco senso.

Allo stesso modo, un altro soggetto potrebbe appassionarsi moltissimo alla ricerca o alla risoluzione di piccoli problemi.

Il gioco deve essere costruito sulle preferenze del singolo individuo, non su ciò che noi abbiamo deciso che dovrebbe piacergli.

Inoltre, c’è anche un altro aspetto che considero fondamentale: il gioco autonomo non sostituisce quello condiviso con il PU (partner umano), ovvero con noi.

Lasciare a disposizione giochi di auto-intrattenimento è sicuramente utile, ma dedicare alcuni momenti della giornata al gioco condiviso significa creare un’interazione positiva e contribuire a consolidare la relazione.

In altre parole, non chiediamoci soltanto: “Ha abbastanza giochi?”, chiediamoci anche: “Sto giocando con lui? E soprattutto, sto giocando nel modo che piace a lui?”

E se continua a chiedere di uscire?

Un gatto che per anni ha avuto libero accesso all’esterno potrebbe non comprendere perché, improvvisamente, quella porta non si apre più.

Quando possibile, il cambiamento dovrebbe essere gestito come un vero percorso di adattamento, osservando attentamente le reazioni del gatto e aumentando contemporaneamente la qualità e la complessità dell’ambiente domestico.

In alcuni casi possiamo anche valutare forme di accesso protetto all’esterno: balconi messi adeguatamente in sicurezza, terrazzi protetti o giardini progettati in modo da ridurre il rischio di fuga e di ingresso di altri animali.

Naturalmente non esiste una soluzione universale, ed è proprio questo il punto.

Io stessa ho dovuto affrontare questa situazione con Salem. Ho impostato per lui un percorso di riadattamento alla casa, limitando l’accesso libero al giardino e consentendolo soltanto sotto stretta sorveglianza. La nostra proprietà è recintata, ma una normale recinzione non impedisce a un lupo di entrare o al gatto di uscire.

Proteggere un gatto, quindi, non significa semplicemente chiuderlo in casa.

Significa chiederci: “Se gli tolgo una parte importante della sua vita, cosa posso offrirgli al suo posto?”

Osservazione, esplorazione, possibilità di scelta, gioco, riposo, controllo dell’ambiente e una corretta organizzazione delle risorse sono tutti elementi che contribuiscono al suo benessere, e se il cambiamento genera forte frustrazione o comportamenti che non sappiamo interpretare, può essere utile rivolgersi ad un consulente felino per valutare il singolo gatto e costruire un percorso realmente adatto alle sue esigenze.

Non esiste una formula valida per tutti, ma una cosa non dovremmo mai dimenticarla: un gatto al sicuro dovrebbe essere anche un gatto che ha qualcosa da fare, osservare, esplorare e scegliere.

Non smetterò mai di dirlo: un gatto giovane e in salute che si mostra sempre apatico, dorme tutto il giorno, raspa continuamente alla porta per uscire, vi sveglia la notte, mostra segni di frustrazione, ansia o aggressività, non è un gatto felice.

Scritto da Chiara Carnevali, Consulente Felina CRF diplomata SIUA