C’è un dato che circola da mesi tra chi studia i consumi delle nuove generazioni: la Gen Z spende più di qualsiasi altra generazione per il proprio pet — fino a 6.100 dollari l’anno, contro una media di 178 dollari al mese. Millennial, Gen X e Boomer restano tutti al di sotto.

Il dato, preso da solo, racconta poco. Preso insieme al resto, racconta molto.

Il paradosso: spende di più, ma è la più esposta

La Gen Z non è la generazione più ricca. È, al contrario, quella con meno stabilità economica — la prima a entrare nel mercato del lavoro con stipendi bassi, affitti alti e poche certezze a lungo termine. Eppure è quella che investe di più nel proprio pet.

I numeri sulla tenuta di questo equilibrio non sono incoraggianti:

Il quadro che emerge non è “la Gen Z spende male”. È che sta assumendo un livello di rischio finanziario che nessuna generazione precedente si è mai presa per un animale domestico.

Non è (solo) una questione di soldi

Qui entra in gioco la parte più interessante — e meno raccontata — di questa storia.

Uno studio Ipsos del 2026 su generazioni e aspirazioni di vita ha rilevato che, nei mercati occidentali, il 58% della Gen Z prevede di avere (o ha già) un pet nella propria vita adulta. Solo il 44% prevede di avere un figlio.

Non è indifferenza verso la genitorialità: lo stesso studio mostra che la Gen Z condivide, a grandi linee, gli stessi valori delle generazioni precedenti su cosa renda una vita “riuscita”. La differenza è nella fiducia di arrivarci. Casa, lavoro stabile, famiglia: sono tutti traguardi che la Gen Z rimanda — non perché non li desideri, ma perché li percepisce sempre più fuori portata.

In questo scenario, il pet smette di essere “un animale in casa” e diventa qualcosa di più vicino a un primo nucleo familiare — spesso il primo impegno di cura che una persona si assume nella vita adulta. Psicologi e ricercatori che studiano questo fenomeno lo collegano a un mix di solitudine (accentuata dagli anni di pandemia), bisogno di compagnia incondizionata e un modo diverso — non necessariamente peggiore — di intendere la famiglia.

Non sorprende, allora, che il 42% della Gen Z dichiari di preferire risparmiare per una spesa pet imprevista piuttosto che spendere quei soldi per un concerto o una vacanza. Non è rinuncia. È priorità.

Le spese che nessuno ti dice prima

Se il pet è famiglia, il problema è che nessuno ti prepara alle spese di famiglia che non sono nel budget mensile. Le più sottovalutate:

Sono esattamente le spese che la generazione più esposta finanziariamente si trova ad affrontare senza rete — con solo un pet owner su quattro che ha un’assicurazione a fare da cuscinetto.

Cosa cambia, davvero

Il punto non è dire alla Gen Z di spendere meno per il proprio pet, né dire che sta sbagliando le sue priorità. Il punto è che nessuno la sta preparando alle spese che arrivano — e che la differenza tra una spesa gestibile e una crisi economica, spesso, sta solo nell’averla vista arrivare per tempo.

È esattamente il motivo per cui in Pethub abbiamo costruito il tracciamento delle spese pet direttamente nell’app: non per dire a nessuno come spendere i propri soldi, ma per far sì che nessuna spesa sia più una sorpresa.

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